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Il Diabete

Circa 20 mila bambini e adolescenti in Italia hanno il diabete di tipo 1. Si tratta di una patologia autoimmune che porta il pancreas a non secernere più insulina.

Questi bambini e ragazzi devono quindi conoscere e tenere sotto controllo la loro glicemia attraverso scelte adeguate e somministrazioni di insulina. Così facendo possono prevenire le conseguenze del diabete e avere una vita analoga per qualità e durata a quella dei loro coetanei. Hanno bisogno però di avere a fianco non solo le famiglie ma team sanitari, scuola e società attente e rispettose dei loro diritti.

Che cos’è il diabete mellito?

Il diabete mellito, così chiamato dagli antichi greci per la presenza di urine dolci, è una malattia caratterizzata dall’eccessiva presenza di zucchero nel sangue, poiché per la mancanza di insulina, l’organismo non riesce più ad utilizzarlo.

Esistono diversi tipi di diabete, ma i più comuni sono: il diabete di tipo 1 e quello di tipo 2. Quello che maggiormente colpisce i bambini e gli adolescenti è il diabete di tipo 1. E’ una patologia di origine autoimmunitaria, in cui vengono distrutte le beta-cellule pancreatiche che producono insulina; pertanto, questa forma di diabete è anche detta insulino-dipendente. La sua cura prevede la somministrazione di insulina sotto-cute. Mancando l’insulina, il glucosio non può entrare nelle cellule, dove viene convertito in energia di pronto uso, quindi si accumula nel sangue. L’insulina può essere paragonata alla chiave che apre la porta della cellula attraverso la quale il glucosio può entrare. In assenza d’insulina il glucosio si accumula nel sangue determinando un’iperglicemia.

Senza insulina, le cellule del nostro organismo non sono più in grado di funzionare adeguatamente, pertanto il bambino con diabete necessita d’insulina somministrata dall’esterno con iniezioni sottocutanee. Oltre alla somministrazione d’insulina il trattamento del diabete prevede una corretta alimentazione ed un corretto stile di vita con adeguata attività fisica. I bambini/ gli adolescenti con diabete devono iniettarsi l’insulina almeno 3-4 volte al giorno, prima di ciascun pasto principale e prima di andare a letto.

Inoltre, i bambini/ragazzi con diabete hanno la necessità di eseguire il controllo dei livelli di glucosio nel sangue (glicemia), utilizzando una piccola goccia di sangue capillare, 4-7 volte al giorno. Il controllo prevede l’utilizzo di un apposito pungidito che permette di ottenere una piccolissima goccia di sangue, generalmente dal polpastrello, da depositare su una striscia reattiva che inserita in un apposito strumento (glucometro), fornisce in pochi secondi il valore di glicemia.

 

I SINTOMI

  •  Aumento della frequenza e della quantità di urine
  • Il bambino può riprendere a fare la pipì a letto anche se aveva smesso
  • Sete eccessiva.
  • Calo di peso.
  • Fame eccessiva.
  • Stanchezza.

 

LA DIAGNOSI

  • Con una goccia di sangue dal dito. Per il controllo della glicemia (il livello di glucosio nel sangue).
  • Con uno stick delle urine. Per rilevare la glicosuria (cioè la quantità di glucosio nelle urine – normalmente assente), e la chetonuria (cioè la presenza di corpi chetonici nelle urine).

 

LA CHETOACIDOSI DIABETICA

È il cosiddetto “scompenso diabetico” che si presenta spesso all’esordio della malattia. È un quadro di scompenso metabolico grave, potenzialmente fatale dovuto alla mancanza di insulina. Lo si può prevenire con una diagnosi precoce.

 

L’alimentazione

L’alimentazione del bambino/ragazzo con diabete è la stessa dei suoi coetanei senza diabete. Dev’essere rapportata all’età e al consumo calorico e rispondere ai principi di una sana alimentazione raffigurati nella cosiddetta “Piramide Nutrizionale”. I carboidrati (o zuccheri) principali responsabili dell’aumento della glicemia dopo i pasti devono essere assunti in maniera consona ad una sana alimentazione e sulla stima della loro quantità si basa il calcolo della dose di insulina da somministrare prima dei pasti. Ovviamente nel decidere la dose di insulina preprandiale si terrà conto anche dell’attività fisica praticata e da praticare e della glicemia preprandiale. Ogni famiglia e ogni bambino/ragazzo con diabete (in funzione del grado di sviluppo cognitivo) ricevono dal proprio Centro di Diabetologia informazioni dettagliate sulla nutrizione in modo da poter decidere una dose di insulina approprita senza rinunciare ad una alimentazione gustosa che sia anche occasione di gioviolità e socializzazione.

Prima di effettuare un pasto il bambino con diabete deve sempre eseguire l’iniezione di una insulina (rapida o ultrarapida) che presenta un picco di azione in grado di bilanciare l’aumento della glicemia che si verifica in proporzione agli zuccheri contenuti negli alimenti. Le glicemie durante le ore di digiuno vengono invece controllate dalla insulina lenta che presenta un “profilo di azione” piatto e permette di bilanciare gli zuccheri prodotti dal fegato (principale serbatoio di glucosio del nostro organismo). In tal modo le glicemie possono essere mantenute in un intervallo vicino alla norma sia durante e dopo i pasti, sia durante il digiuno.

 

L’attività fisica

Il bambino/ragazzo con diabete deve praticare attività sportiva come tutti i suoi coetanei. L’attività fisica rende più sensibile l’organismo all’azione dell’insulina per cui quando la si pratica la dose di insulina dev’essere ridotta e/o l’apporto di zuccheri dev’essere aumentato. A scuola per esempio se l’attività fisica è prevista a metà mattinata o nelle ultime ore del mattino, è preferibile far assumere al bambino/ragazzo con diabete il suo spuntino; se, invece, l’ora di educazione fisica è programmata subito dopo un pasto principale (dopo la colazione o il pranzo), la famiglia (o il ragazzo) può se necessario programmare una riduzione della dose di insulina. In genere le famiglie conoscono i giorni di attività fisica programmata e conseguentemente adeguano (con una riduzione) le dosi di insulina o aumentano la quantità di zuccheri assunti.

Durante l’attività fisica, è opportuno avere a disposizione alimenti contenenti zuccheri semplici (zollette di zucchero, bibite zuccherate) per prevenire una possibile ipoglicemia.

 

L’Ipoglicemia

  • Per ipoglicemia si intende un livello basso di zuccheri nel sangue (glicemia <70 mg/dl). Si verifica più frequentemente a digiuno, quindi prima dei pasti e può verificarsi quando il bambino/ragazzo:
  • ha consumato un pasto troppo leggero
  • ha saltato lo spuntino
  • ha praticato troppa attività fisica
  • non ha mangiato adeguatamente durante il pasto principale
  • ha eseguito una dose eccessiva di insulina in precedenza

Quando i livelli di glicemia si riducono, il nostro organismo invia dei segnali di allarme. Questi segnali vengono detti adrenergici in quanto legati alla produzione di ormoni che fanno aumentare la glicemia (tra questi l’adrenalina). In genere in questa fase ci si accorge dell’ipoglicemia e semplicemente si assumono immediatamente zuccheri supplementari (acqua e zucchero, bevande zuccherate) per evitare un ulteriore calo glicemico. Se questi segnali vengono ignorati si può verificare una perdita di coscienza (dovuta ad una riduzione eccessiva del glucosio disponibile per il cervello).

I sintomi più frequenti (detti adrenergici) sono:

  • sudorazione, pallore, irritabilità, nervosismo, fame eccessiva, stanchezza, tremori;

Sono sintomi che indicano una carenza cerebrale di glucosio (neuroglicopenici):

  • cefalea, confusione, difficoltà di concentrazione, difficoltà di coordinazione, comportamento oppositivo, riso ingiustificato, cambiamenti dell’umore (rabbia, linguaggio scurrile, pianto, ecc..)

Nel caso di crisi ipoglicemica, il bambino/ragazzo sotto il controllo di un adulto va fatto sedere; è necessario somministrare immediatamente degli zuccheri semplici (preferibilmente in forma liquida: acqua e zucchero, bevande zuccherate, succhi di frutta). Una volta risolti i sintomi di emergenza, per prevenire un nuovo calo di glicemia, il bambino/ragazzo può mangiare alimenti contenenti carboidrati complessi, quali biscotti, pane, fette biscottate, e dopo circa 15 minuti di benessere può riprendere le normali attività.

Il diabete giovanile è una delle patologie a maggior impatto sociale del nostro tempo. Il tasso di incidenza della malattia è in continuo aumento e sempre più precoce è l’età alla diagnosi. Il diabete mellito, non trattato adeguatamente, predispone alle complicanze che possono seriamente compromettere la funzione di alcuni organi vitali e la complessiva qualità di vita del paziente. È ampiamente dimostrato che le complicanze si possono prevenire mediante un buon controllo della glicemia, che deve rappresentare l’obiettivo costante di qualsiasi condotta terapeutica; in questo processo un ruolo determinante è svolto dalla famiglia e dal Team Diabetologico. Il bambino e l’adolescente devono recitare un ruolo attivo collaborando alla gestione del diabete in funzione del loro grado di autonomia, capacità cognitive ed abilità pratiche. Un adolescente (13-15 anni) se ben istruito è in grado di gestire autonomamente tutte le scelte terapeutiche (dose di insulina, attività fisica ed alimentazione).

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